eMAI L’intervista #10 – Catia Vagelli

Mi chiamo Catia Vagelli,  ho 51 anni, e sono il giusto sponsor per “lo sport non ha età”! fb_img_1480150088971Chi sono? Sono una tirosub!
Abito a Rosignano Solvay a due passi dal mare ma non avevo mai sentito parlare di questo sport,  fino a quando una certa Laura di un club Livornese, chiamò il mio compagno Simone Mimotti, per realizzare il sogno di creare una squadra di tiro con la sua Spazio Sub Livorno. Così è nata la mia passione,  in una serata di presentazione dove l’invitato speciale un certo Giuseppe Meduri da Bergamo in acqua mi mise un fucile in mano.. (conservo ancora il foglio bersaglio ), ad ottobre 2013 dopo nemmeno 1 mese di allenamento feci la mia prima gara selettiva proprio a Livorno arrivando terza, e dopo una settimana la Coppa dei Campioni a Brescia con un sofferto ultimo posto (sofferto perché ho combinato di tutto, ventose staccate con tiro al volo mentre risalivo,  sagome spezzate, attacchi di panico.. Un delirio per i miei poveri compagni di squadra Mimotti e Socci).
Il tiro è stato il classico amore a prima vista,  un rapporto difficile come tutti gli amori,  il fucile ad elastici che non riuscivo a caricare, l’acqua alta che mi spaventava,  il biathlon che non mi piaceva e tutti mi dicevano “ti devi divertire”.. Cavolo,  pensavo.. Io non diverto..
Poi, con la tenacia,  allenamento e la pazienza di chi mi sta attorno,  dopo una gara,  sono uscita con un sorriso… Miracolo… Mi sono divertita!
La gara che più mi da soddisfazione è la staffetta,  in uno sport così solitario (perché in acqua,  son cavoli, ti trovi sola con te stessa e con i tuoi pensieri… non ne esci…) è la disciplina che più mi rappresenta.
Ai campionati di Latina ho vinto l’argento nel biathlon (si avete capito bene… Biathlon) ma il bronzo nella staffetta non lo dimenticherò,  troppo bello sul podio, tanta emozione.
Una gara e una trasferta che ricordo?  Atene. La classica gara dove ti va bene tutto,  due ori,  nel tiro e nella gara dove mi diverto tanto. Dal podio ho fatto cantare l’inno italiano a tutti,  era da tanto che volevo farlo, lo canto a ogni Olimpiade  ad ogni competizione. Era il mio momento è il mio inno.
Un grosso rammarico? aver fatto il record da 4 metri a Vignola, 3505 punti e non vedere il mio nome scritto sull’ albo,  perché non ufficiale (tengo la coppa sulla mensola con scritto RECORD! Vale?)
Con la squadra alleniamo 2 volte a settimana il tiro,  1 volta l’apnea e abbino una sessione di spinning perché il fiato non è mai abbastanza.
Vi ho parlato della gente dell’ambiente?  Hanno la competizione al posto del sangue,  ti sorridono pensando “ti spiezzo in due..” sono degli squali affamati di punteggio, sono delle macchine da guerra… Praticamente una grande,  unica, famiglia!fb_img_1480149420815
Ogni gara è una rimpatriata,  uno scambio di opinioni e di consigli,  una sana e bellissima rivalità, se possono aiutarti sul bordo vasca  a un minuto dalla gara lo fanno.  Le gare,  con una troupe del genere fuori dall’acqua,  non fanno paura.
Il negativo di questo sport è l’invisibilita’.
Siamo non vedibili in acqua,  il pubblico non viene perché non c’è niente da vedere,  manca un impianto di ripresa collegato a un maxi schermo
(ne basterebbe 1 da far girare a ogni gara) che permetta a chi passa, anche per caso in piscina,  di seguire l’atto sportivo… la tecnologia è alla portata di tutti (telecamerine e wireless… Ne vogliamo parlare?).  Non siamo visibili in tv,  sui giornali, sulle riviste,  ho provato personalmente ha postare foto e a mandare email.
Dobbiamo arrangiarci da soli,  con Simone siamo stati invitati in Sardegna per fare promozione,  i ragazzi intervenuti sono rimasti piacevolmente colpiti,  sicuramente inizieranno a tirare e hanno saputo trovare canali mediatici,  per la divulgazione dell’evento, Unione Sarda,  tv via internet e a breve Rai 3. Quindi,  volere è potere! Impegno! Rompiamo le scatole,  tempestiamoli di foto e di articoli!
Abbiamo una Federazione la FIPAS alla quale chiediamo di credere in noi, di investire in questo sport, perché da noi ci sono grandi campioni.
Dimenticavo, sono una nazionale, un’ azzurra,  una di voi…

Tutti in piedi a bordo vasca!
Un abbraccio,
Catia

eMAI L’intervista #9 – Cristiano Bertin

cris1Nome e cognome, club attuale, eventuali sponsor: Cristiano Bertin, Circolo Sub Biella

Da quanto tempo gareggi: circa 6 anni

Come mai hai iniziato, cosa ti ha attirato verso il TBS: Abbiamo partecipato ad un mini corso fatto da Singia e Meduri a Torino, ci è subito piaciuto arrivando dalla pesca sub!

Quale disciplina preferisci: mi piacciono tutte, vorrei sparare meglio nella precisione

I tuoi risultati in breve: 3 podi alla finale dei campionati Italiani, 3 podi internazionali, 3 podi Europei, 1 podio mondiale individuale ed un 3 posto in coppa del mondo come club.

Quanto tempo ti alleni: 2 volte a settimana in piscina più 1 allenamento a secco (corsa, pesi )

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi: Finale Campionato Italiano 2017

crisRaccontaci un aneddoto o un momento particolare della tua carriera sportiva: avere avuto la convocazione in nazionale nel 2015 e farne parte tuttora

Cosa si potrebbe fare secondo te per diffondere e migliorare il TBS: dare più visibilità al nostro sport e divulgarlo presso i nostri circoli che sono il nostro primo bacino d’utenza

Cosa consigli a chi si vorrebbe approcciare a questo sport: come per tutte le attività di provare, la soddisfazione di prendere un bersaglio risveglia in qualcuno stimoli ancestrali!

eMAI L’intervista #8 – Stefano Oggioni

Immagine1nome e cognome, club attuale, eventuali sponsor, foto: Stefano Oggioni, l’ultima stagione agonistica con Ami Sub Milano, ma attualmente in trasferimento. Componente del Team Mares Pure Instinct.

da quanto tempo gareggi: In competizioni di TBS dal 2008.

come mai hai iniziato, cosa ti ha attirato verso il tirosub: Ho letto per caso, su un sito di pescasub, di una gara che si era tenuta nelle vicinanze di casa mia e non ne sapevo nulla. Quindi ho cominciato ad informarmi su dove sarebbe stata la gara successiva, mi sono studiato il regolamento e ho chiesto agli organizzatori come poter partecipare. Ero schifato dalle gare di pescasub (non per i pesci) e volevo trovare qualcosa di simile da fare in acqua, in apnea e con i fucili, ma più fruibile, soprattutto per riempire i mesi invernali in cui spesso non si riesce ad andare a pesca per vari motivi. Mi piaceva l’idea di essere da solo contro me stesso prima di competere con gli altri concorrenti.

foto

Stefano1

 

quale disciplina preferisci: Sicuramente il Biathlon, ma anche la staffetta a squadre.

I tuoi risultati in breve: Sono stato per due volte consecutive campione regionale della Lombardia. Ho vinto il titolo Italiano di Biathlon I° categoria nel 2011. Terzo nei CI nel 2013 categoria Tiro Libero. Secondo nei CI 2014, sempre Biathlon I° categoria. Ho vinto il trofeo fucili in Legno nel 2014. In ambito Internazionale, con la maglia della Nazionale Italiana, ho vinto il primo trofeo Internazionale Fipsas, Biathlon 2011. Ho vinto due volte nella specialità staffetta a squadre in competizioni Internazionali nel 2012 e 2013. Secondo nel Tiro Libero nell’Internazionale 2014.  In generale sono salito sul podio nel 70% delle gare a cui ho partecipato.

quanto tempo ti alleni: Normalmente una sola sera alla settimana in acqua. Sotto gara o in concomitanza di finali o di appuntamenti internazionali le sedute diventano 2 o 3 alla settimana, sia tecniche di tiro in piscina che di preparazione fisica.

quali sono i tuoi prossimi obiettivi: Un titolo Italiano nella specialità Tiro Libero e un titolo Internazionale.

raccontaci un aneddoto o un momento particolare della tua carriera sportiva: Il momento più emozionante è stato sicuramente la vittoria del titolo Italiano, mi sono commosso molto cosi come anche i miei amici e colleghi presenti. Fu una vittoria molto cercata, vissuta e sofferta. Un altro momento particolare fu una staffetta a Schio ripetuta per ben due volte a causa di asta piantata nel bersaglio, dopo solo 4 bersagli avevamo già 1600 punti sul foglio e ampiamente nel tempo.

Immagine2cosa si potrebbe fare secondo te per diffondere e migliorare il TBS: In questo momento servirebbe un grande coinvolgimento da parte della Federazione, non tanto con un impegno economico, ma sicuramente politico. Servono spazi acqua a prezzi e orari decenti in modo da far vedere e provare la disciplina. Forse anche entrare nelle scuole superiori e nelle università durante le ore di educazione fisica a presentare questo sport. In oltre un maggiore interesse dei media almeno per i bog event, come la finale Italiana e le competizioni internazionali. Personalmente continuerò nel mio piccolo a fare di tutto per proporre e promuovere questo sport ad ogni occasione e con qualsiasi mezzo. Approfitto per proporre a qualsiasi club o gruppo interessato di chiedere una dimostrazione pratica da mostrare ai propri tesserati!

cosa consigli a chi si vorrebbe approcciare a questo sport: Oggi grazie a questo sito e a video vari, è possibile reperire facilmente in rete tutte le info e i riferimenti necessari. Appoggiarsi ad un club che lo pratica nelle vicinanze o mettersi in contatto con i vari referenti e promotori della disciplina. Porsi obiettivi semplici, concreti e raggiungibili ogni volta che si scende in acqua. Concentrarsi ogni volta solo su un singolo aspetto ben definito e solo al raggiungimento di questo porsi il successivo sempre più ambizioso.

eMAI L’intervista #7 – Chiara Esposito

Chiara Esposito. 18 anni. Faccio parte del Circolo Subacqueo Astrea Latina da due anni. Al momento non ho sponsor (per chiunque sia interessato ad avermi nel team sono aperta a tutti).DSC_0243

Gareggio dal 2012. Ho iniziato subito dopo aver compiuto i 16 anni, età minima per poter utilizzare un fucile subacqueo. Questa però è stata la prima gara internazionale da individuale a cui ho preso parte. Ho iniziato la preparazione ai Campionati Europei subito dopo la conclusione dei campionati italiani, cercando di migliorare le mie prestazione e impegnandomi al massimo per poter ottenere la qualifica ed entrare a far parte della squadra Nazionale, alla quale ambivo già da un anno, avendo fatto parte già nel 2013 del Club Azzurro. Sono stata convocata dal D.T. della nazionale per uno stage di selezione e ho dovuto mettere tutta me stessa per poter dare il massimo e far vedere il mio valore. Fortunatamente sono riuscita a dimostrare quello che volevo e sono stata selezionata tra i 10 atleti che hanno poi rappresentato l’Italia al Primo Campionato Europeo di TBS.

Tra le discipline la mia prediletta è il tiro di precisione. Il biathlon mi ha sempre creato molta soggezione perché vedevo atlete più preparate atleticamente di me e per un certo periodo non mi sentivo all’altezza.

Ho vinto il campionato europeo nella categoria di precisione, totalizzando 2795 punti e stabilendo anche il record europeo. Nel biathlon mi sono classificata seconda, riuscendo comunque a salire a podio e con una prestazione che è tra le mie migliori. Per poter partecipare agli europei mi sono allenata moltissimo. Per un periodo, a causa della non disponibilità della piscina nei soliti orari serali, mi allenavo 2 volte alla settimana alle 6.30 di mattina, andando poi a scuola. Successivamente ho iniziato gli allenamenti serali, allenandomi 2 volte alla settimana, con 2 ore di preparazione atletica e 2 ore riservate al tiro. Mi sono allenata duramente per un mese e mezzo dopo la convocazione, ma già prima mi ero allenata un bel po’. Ad ora ho già raggiunto i miei obiettivi più grandi: far parte del club azzurro e della squadra nazionale italiana, e partecipare al primo Campionato Europeo. I miei prossimi obiettivi internazionali sono i mondiali, anche se molto probabilmente ci vorranno ancora un po’ di anni. E chissà, magari un giorno arrivare anche alle olimpiadi…

chiaraLe gare si sono svolte tra il 15 e il 16 novembre, ma io ho preso parte solo a quelle del 15, in quanto il 16 si sarebbero disputate le gare di staffetta. In realtà l’evento è iniziato il 14, e già dalle 6 di mattina, ora della partenza, avevo un grosso nodo allo stomaco. Ero emozionatissima e non vedevo l’ora di entrare in acqua perché tutto quello stress e tutti quegli allenamenti cominciavano a pesare un po’. Non appena siamo arrivati a Brescia, abbiamo incontrato tutti gli altri atleti della Nazionale e solo allora ho cominciato a realizzare che tutto stava accadendo veramente e proprio a me. Al momento del pranzo ero un fascio di nervi, avevo lo stomaco completamente chiuso e in più ero stanchissima a causa del viaggio, ma allo stesso tempo avevo un’emozione dentro che mi permetteva nonostante tutto di restare in piedi. Nel pomeriggio c’è stata la pesatura dei fucili e mi sentivo ancora più agitata. Nonostante fosse stato controllato tutto, avevo paura che potesse esserci qualche imprevisto e quindi non riuscivo a rimanere tranquilla, ma fortunatamente tutto è andato bene e sono riuscita a rilassarmi almeno un po’. Verso sera è stata svolta una riunione tecnica in cui veniva spiegato bene il programma delle giornate successive, insieme agli ordini di partenza dei vari atleti. Ero in prima batteria, il che mi sollevava in quanto sarei potuta entrare in acqua subito e di conseguenza scrollarmi di dosso l’ansia e la tensione, in modo che non mi accompagnassero oltre. Ma le atlete con cui ero in batteria mi creavano un po’ di soggezione, in quanto già esperte di gare internazionali e anche atlete di grande valore. Ma sapevo che non dovevo pensarci, perché quando sei in acqua l’unica cosa che importa sei tu, la tua corsia e il tuo bersaglio. Il resto non conta. Successivamente è stata fatta la sfilata delle Nazioni, in cui io ero la portabandiera dell’Italia, e quindi colei che doveva aprire la sfilata. Ero emozionatissima, e camminare con l’inno alla gioia in sottofondo era davvero uno spettacolo indimenticabile. A seguire ci sono stati tutti i ringraziamenti alle varie organizzazioni che avevano contribuito alla preparazione e ai team partecipanti e alla fine è stato dato ufficialmente inizio al Primo Campionato Europeo. Dopo cena sono andata subito in camera con la mia compagna di squadra Alice Nava, perché entrambe eravamo stanchissime e allo stesso tempo tesissime. Quindi abbiamo deciso di fare un po’ di training autogeno (cosa che pratico spesso con l’aiuto di mia madre che è una psicoterapeuta) prima di andare a riposare e devo dire che ci ha aiutato davvero tanto ad alleviare la tensione.

La mattina del 15 ero un po’ più rilassata, ma non appena ho fatto le prove mi sono sentita di nuovo come in un vortice. L’ho sempre detto io che le prove non mi piacciono!!!! Non sono mai tranquilla, anche perché dovendo condividere la corsia anche con altre atlete non riesco mai ad avere la posizione che avrei se fossi sola, perciò non sparo sempre come vorrei e mi agito. La ragazza greca con cui condividevo la corsia però era molto gentile e disponibile e siamo riuscite ad accordarci quasi subito. Al momento della prima manche però, quando sono sola con il mio fucile, cerco sempre di cancellare tutto e sparare come se fossi in allenamento. La prima manche non è stata delle migliori, però nonostante tutto ero seconda a venti punti dalla prima. In realtà io non volevo sapere il punteggio o la classifica, altrimenti questo avrebbe condizionato la mia seconda manche come già era successo ai campionati italiani. Alcune atlete però, mi hanno detto tutto. La cosa non mi ha scalfito più di tanto, in quanto oramai le prove, le mie più acerrime nemiche, e la prima manche, erano andate. Perciò non c’era più bisogno di agitarsi, anzi al contrario dovevo restare tranquilla per poter fare la seconda manche bene. E così è stato. Mi sono lasciata scivolare tutto addosso e sono entrata in acqua con più carica di prima. Pronta a far vedere realmente chi è Chiara Esposito. Alla fine della manche ero soddisfattissima. Avevo fatto sicuramente meglio della prima manche e avevo un buon punteggio. Non sapevo come fossero andate le altre, ma ero sicura di essere a podio. E sinceramente ci speravo davvero tanto che fosse sul primo gradino. Ad un tratto si è avvicinato il mio papà correndo e mi ha sollevato al cielo. Lì ho capito che avevo vinto e l’emozione è stata grandissima. Non so descrivere quello che ho provato. Ma la parte più commovente è stato quando il mio papà mi ha ringraziato, perché dato che lui non era riuscito ad entrare nella squadra nazionale, avevo promesso che avrei vinto per lui. E alla fine ce l’ho fatta, quindi sentire lui, il mio allenatore a cui devo tutto, che mi ringraziava mi ha riempito il cuore di gioia. Poi ci sono stati i ringraziamenti di tutti gli altri atleti che si complimentavano con me e la cosa mi ha fatto tantissimo piacere, sia per la grande sportività che c’è anche tra “rivali”, sia per il grande supporto e appoggio che mi avevano dato i ragazzi della mia squadra che credevano fortemente in me. Dopo pochi minuti è arrivata la notizia che anche Alice era salita a podio, e quindi sono stata ancora più felice. Purtroppo però dovevo ancora disputare la mia gara di biathlon e riuscire a mantenere una forte concentrazione in un momento del genere era davvero difficile, soprattutto dopo aver fatto la mia prima intervista e aver risposto ai complimenti di tutti gli amici che anche da lontano mi sostenevano e mi guardavano in diretta streaming. Subito dopo la sessione di prove sono entrata nel panico. Ho avuto dei problemi con il mio fucile e non sapevo quindi se utilizzare in gara il mio o quello di scorta, che avevo usato pochissimo. Tra l’altro aggiungendoci tutto lo stress represso dei giorni precedenti e la felicità per la medaglia d’oro, già era tanto se mi ricordavo il mio nome. Alla fine anche con l’aiuto del mio allenatore (mio padre) e di alcuni compagni di squadra ho deciso di gareggiare con il mio fucile, che almeno ero sicura di conoscere. Prima di entare in acqua, grazie alla mia mental coach (mia madre) sono riuscita a restare concentrata e quindi a gareggiare nel modo migliore. Appena sono uscita dall’acqua, la prima cosa che ho chiesto è stato il tempo, in quanto ero sicura di averne messi dentro 4 se non 5. Quando mi è stato detto che ero rimasta entro i 3 minuti, mi sono lasciata andare sull’acqua perché finalmente avevo finto. Mi era ancora difficile crederlo. Alla fine ho totalizzato 4 tiri, restando nel tempo e questo mi ha permesso di salire comunque a podio. Dopo una bella doccia calda, ci sono state le premiazioni. Se l’inno alla gioia era uno spettacolo indimenticabile, essere sul primo gradino del podio a soli 18 anni, con la medaglia d’oro europea e l’inno italiano è veramente indescrivibile. Facevo fatica a respirare e mi veniva da piangere, per la gioia ovviamente. Inoltre sentire quel calore da parte di tutti gli altri atleti nel momento in cui hanno chiamato il mio nome come prima classificata era davvero stupendo, e non ci sono davvero parole per descriverlo. Poi c’è stata la premiazione del biathlon e anche lì ero felicissima, ma la premiazione del tiro libero è quella che mi è rimasta di più nel cuore. Finalmente era finito tutto, siamo tornati in albergo e ci siamo definitivamente rilassati. Il mattino dopo c’erano le batterie di staffetta e comunque facevo il tifo per i team italiani, e sono stata contentissima che almeno uno dei due sia salito a podio. Poi ci sono stati i momenti dei saluti e siamo tornati a casa. Anche se l’evento era finito, i festeggiamenti sono andati avanti un bel po’. A partire dalla sera della domenica, quando i nostri compagni del Circolo Subacqueo Astrea, il circolo di cui faccio parte, ci hanno fatto una bellissima sorpresa a casa, dimostrandoci un grande calore affettivo e un grandissimo supporto. Per continuare poi nei giorni successivi con due articoli sui giornali sia su noi che sull’intero evento, per poi finire con un’intervista sulla rete locale. Ancora non riesco a realizzare quello che è realmente accaduto, e se ci ripenso mi commuovo ancora. E’ stato un crescendo di emozioni, e se anche sono contenta che il tutto sia finito per potermi riposare un po’, non vedo l’ora che ci sia la prossima gara e soprattutto la prossima manifestazione internazionale, perché è stato bellissimo potersi confrontare con altre persone, anche più esperte. In più il fatto di parlare diverse lingue, mi ha anche permesso di farmi tanti nuovi amici, alcuni dei quali mi hanno anche invitato ad andarli a trovare. E sentirmi chiamata a volte per fare traduzioni mi ha fatto sentire realizzata anche a livello scolastico, in quanto frequento il liceo linguistico. Posso quindi concludere dicendo che è stato tutto davvero stupendo e spero sia rifaccia al più presto.

Purtroppo il tirosub non è molto pubblicizzato, e la cosa mi rattrista molto. Quest’anno però si è cominciato un grande lavoro di pubblicizzazione mandando in diretta streaming l’evento del Campionato Europeo. Le persone hanno così potuto prendere parte attivamente alle gare, anche se a distanza, hanno potuto sentirsi coinvolti e hanno potuto soprattutto capire bene come questo sport funziona e tutto il lavoro che c’è dietro. Quest’anno la diretta streaming ha raggiunto un grandissimo successo e speriamo che continui così anche in futuro in modo tale da far avvicinare a questo sport sempre più persone. Per tutti coloro che vorrebbero avvicinarsi a questo sport, io dico di farlo e di non mollare mai. Ci saranno momenti di difficoltà, momenti in cui si vorrà gettare la spugna e dire basta, momenti in cui la stanchezza avrà il sopravvento e vi farà dire cose che non pensate realmente e l’unica cosa che avrete voglia di fare sarà appendere il fucile al muro, ma non bisogna farlo. Solamente con la passione e con la dedizione si riesce ad andare avanti. Una volta una persona a cui tengo molto mi ha detto: “Quando una cosa la vuoi veramente, devi lottare, sforzarti, sacrificarti anche, per poterla ottenere. Se non lo fai, allora non la volevi realmente.” Trovate una motivazione che vi spinga a migliorarvi sempre, e così sarete invincibili. Ma non a livello di competizione, sarete invincibili a livello mentale, che credetemi in questo sport è una cosa fondamentale.

eMAI L’intervista #6 – Tino De luca

tino01nome e cognome, club attuale, eventuali sponsor, foto

Tino De luca, Europa Sporting Club, Seatec

da quanto tempo gareggi?

prima gara nel 1994 a Villafranca di Verona  e subito prima vittoria su 101 concorrenti

come mai hai iniziato, cosa ti ha attirato verso il TBS?

per curiosità e lontananza dal maretino03

quale disciplina preferisci?

Tiro libero di precisione

 

raccontaci i tuoi risultati in breve 

2 titoli italiani individuali di tiro di precisione, 7 titoli italiani di staffetta , con la nazionale 1 mondiale a squadre e un europeo a squadre più tantissime vittorie e podi nelle varie specialità o gare di selezione. Da commissario tecnico della Nazionale, dal 2008 fino alla mia ultima gara da CT di novembre 2013 ho vinto tutte le competizioni a cui ho partecipato con i ragazzi selezionati.

quanto tempo ti alleni?

2 volte a settimana la parte atletica e una volta ogni 15 giorni la parte tecnica con le armi. In prossimità di gare importanti 1 volta a settimana di allenamento tecnico con le armi e una volta la parte atletica. Più 1 uscita settimanale di mountain bike.

quali sono i tuoi prossimi obiettivi?tino02

Campionato Italiano 2014

raccontaci un aneddoto o un momento particolare della tua carriera sportiva

Tantissimi bei ricordi, ma uno, brutto, mi ha segnato particolarmente. Da atleta durante uno stage con la nazionale, mi sabotarono il fucile manomettendo il meccanismo di sgancio per non farmi entrare tra i selezionati, me ne accorsi prima di entrare in acqua durante il mio solito controllo che eseguo sempre prima di una prova. Chiesi al CT di allora di poterlo riparare. E arrivai primo tra i presenti a quello stage.

cosa si potrebbe fare secondo te per diffondere e migliorare il TBS?

L’unica cosa che veramente funziona è la promozione attraverso serate nei vari circoli sub, ma solo in quelli veramente interessati a partire con l’agonismo. In passato abbiamo fatto tantissime serate promozionali in circolo che erano solo curiosi o che volevano fare una garetta sociale. Infatti quei circoli non hanno mai iniziato con l’attività agonistica.

cosa consigli a chi si vorrebbe approcciare a questo sport?

di avere molta pazienza perché le vittorie o i buoni risultati arrivano solo dopo aver acquisito una buona tecnica di tiro e un buon equilibrio psicofisico.

vuoi aggiungere qualcosa?

buon divertimento a tutti,  il TBS è veramente uno sport  sano, con un sincero agonismo e rispetto per l’avversario. Io a 50 anni suonati mi tolgo ancora qualche soddisfazione!

eMAI L’intervista #5 – Christina Fausti

nome e cognome, club attuale, eventuali sponsor

Christina Fausti, Amisub Milano, mio papà e mia figliaCHF

da quanto tempo gareggi?

ho iniziato a Marzo del 2013

come mai hai iniziato, cosa ti ha attirato verso il TBS?

ho assistito per la prima volta ad una competizione nel 2012 e subito ho avuto voglia di provare. Mi piace l’acqua, di mare o di lago che sia, ma non amo nuotare avanti e indietro nelle vasche. Questo mi è sembrato lo sport perfetto per me e per quel preciso momento della mia vita. C’è competizione, innanzitutto con te stesso, c’è l’apnea, il nuoto con le pinne ma soprattutto qualcosa che in altri sport non trovi facilmente: l’amicizia e la spontaneità con cui altri concorrenti ti spiegano i loro trucchi, i settaggi dei loro fucili, come migliorare.

Ho praticato altri sport a livello agonistico, anche di èlite, ma mai mi era capitato di trovare una simile condivisione d’esperienza.  In acqua concorrenti e “nemici”, fuori dall’acqua amici e consiglieri. Stupefacente no?

quale disciplina preferisci?

di tutte le tre discipline (tiro libero, staffetta e biathlon), essendo io un po’ lazzarona e non propriamente giovanissima, prediligo il tiro libero di precisione, la disciplina dove il fisico ha un ruolo meno determinante della mente rispetto alle altre due. Il biathlon resta per me la disciplina più affascinante ma esige una preparazione atletica di gran lunga superiore.

i tuoi risultati…

i risultati sono arrivati subito, fin dalla prima gara, ma non tutti per mio merito. Questo è uno sport –purtroppo- prevalentemente praticato dalla frazione maschile della popolazione, così è capitato che sia salita sul podio solo avendo gareggiato senza farmi squalificare.  Nel 2013, su 5 gare ho ottenuto 3 terzi piazzamenti nel tiro, 2 secondi posti ed 1 terzo posto nel biathlon. Avendo passato la soglia dei 49 anni (ed essendo la più “vecchia” tra le concorrenti), mi stupisco ancora ora quando ci penso.

La mia più grande soddisfazione è arrivata a giugno dello scorso anno, inaspettata, ai Campionati Italiani. Un inatteso e nemmeno mai sognato terzo posto (su sette concorrenti) dopo una prima manche decisamente sotto tono (l’emozione in gara è fortissima, soprattutto se nella corsia a fianco ti trovi la pluricampionessa italiana Marusca!).

quanto tempo ti alleni?

purtroppo, per lavoro e famiglia, il tempo che posso dedicare al tiro è pochino, una volta a settimana in piscina per un’oretta circa e poi a casa, lavoro aerobico “a secco”.

quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

aumentare il mio grado di competitività anche se quest’anno, sviluppi nel mio lavoro mi porteranno un po’ più lontana dall’acqua.

raccontaci un aneddoto o un momento particolare della tua carriera sportiva…

chiamarla carriera è una parolona! Ricordo con tenerezza la mia prima gara, affrontata dopo aver provato a tirare in piscina solo due volte, sotto la pressione del mio compagno di squadra che mi ha spinto (a ragione) a gareggiare per sfruttare l’esperienza di gara come training. A Modena avevo portato con me anche mia figlia, nove anni all’epoca.

Agitata, ansiosa, nervosa, preoccupata (e la finisco qui per non elencare tutto il vocabolario) sedevo a bordo vasca sulle panchine a noi riservate, già vestita di tutto punto, quando la mia principessa si avvicina davanti a me, mi prende il volto tra le mani e guardandomi da vicino negli occhi mi dice “Mamma, non ti preoccupare, fai esperienza. In acqua non pensare agli altri, guarda quello che fai, ci sei solo tu e il tuo bersaglio, non importa se non vinci, io ti voglio bene lo stesso”. Giuro, al momento ero troppo tesa per farlo, ma ogni volta che ci ripenso mi metto a ridere, il mio piccolo coach probabilmente ha ripetuto ciò che, da mamma, le dico prima delle sue sfide, e con che serietà me l’ha detto!

cosa si potrebbe fare secondo te per diffondere e migliorare il TBS?

questo sport fatica ad essere conosciuto a causa di varie implicazioni innanzitutto pratiche ma anche economiche e si sa, l’economia muove il mondo.

Mi spiego: utilizziamo delle armi in acqua e questo, se da un lato pone problemi di sicurezza, dall’altro causa grande apprensione alla proprietà degli impianti natatori.  La sicurezza dell’uso delle armi in acqua e quindi la necessità di concedere la piscina in uso esclusivo ai tiratori, così come il timore che si arrechino danni alla struttura di fatto si concretizzano in una scarsa disponibilità di aree dove allenarsi e nella faticosità degli orari, per lo più concentrati durante la chiusura al pubblico e cioè in tarda serata o al mattino presto. Questa “fatica” scoraggia abbastanza le nuove leve.

Mettendosi nei panni dei proprietari degli impianti, forse la creazione di una polizza RC (persone e cose) specifica per la pratica del nostro sport potrebbe rassicurarli al punto di concedere più acqua in orari più “umani”. A questo punto gli sforzi dei vari club promotori e degli atleti nel divulgare la disciplina potrebbero portare più persone ed avendo più persone l’affare sarebbe più appetibile, sempre per gli impianti, dal punto di vista economico.

cosa consigli a chi si vorrebbe approcciare a questo sport?

innanzitutto di farlo, è un bell’ambiente, ancora sano dal punto di vista della competizione ed aperto a tutti. E’ uno sport di disciplina e rigore, si maneggiano armi, ma è anche uno sport che si può iniziare a praticare con una modesta preparazione fisica (nella disciplina di Tiro libero) e quindi avvicinabile anche da chi ha qualche chilo o anno di troppo, basta vederci bene! Il divertimento e la piacevolezza sono assicurati non solo dalla dinamica dell’attività ma soprattutto dalle persone che lo praticano con simpatia e goliardia. Provare per credere!

eMAI L’intervista #4 – Giuseppe (pepu) Meduri

Nome e cognome, club attuale, eventuali sponsor, foto

Giuseppe Meduri. Il mio circolo è il Sub Club Brescia, primo ed unico dal 2003. Da circa 4 anni ho come sponsor tecnico TECNOBLU di Piero Scelfo, ditta specializzata nella produzione artigianle di mute su misura. Qualche settimana fa ho avuto una graditissima proposta da una ditta molto importante e dopo averne parlato con l’amico Piero Scelfo, a cui sarò sempre grato per avere creduto in me ed avermi sostenuto in questi anni, abbiamo convenuto che è un’occasione per me imperdibile, diciamo il coronamento di un mio sogno… ma per scaramanzia non voglio aggiungere altro finchè non sarà ufficializzato!Pepu divisa Nazionale

Da quanto tempo gareggi

Ho iniziato nel 2004.

Come mai hai iniziato, cosa ti ha attirato verso il tirosub?

Frequentavo il corso di apnea del mio circolo quando vidi tre “strani” subacquei che armeggiavano in piscina con fucili e bersagli. Superata la mia grande sorpresa, mi fu data la possibilità di provare insieme a loro e fui letteralmente folgorato da questo meraviglioso sport! Quei tre strani subacquei erano Tino De Luca, Roberto Singia e Marco Vergine, tre grandi Campioni che hanno fatto la storia di questo sport a livello italiano ed internazionale e che ancora scrivono delle pagine molto importanti del presente, a cui devo moltissimo per avermi insegnato tutto quello che potevano, con pazienza e senza riserve. Di questa filosofia sportiva ne ho fatto un principio basilare, cercando di trasmettere anche agli altri le mie esperienze con lo stesso impegno e passione con cui sono state trasmesse a me. Da quest’anno sono stato coinvolto dalla Fipsas a fare parte della Commissione CMAS per il Tiro al Bersaglio Subacqueo. Di questa commissione, di cui è Presidente il Prof. Alberto Azzali (Presidente del settore Attività Subacquee), fanno parte anche altri quattro componenti in rappresentanza di Francia, Russia, Grecia ed Ucraina. Spero di potere dare il mio modesto contributo anche in questo contesto, per rilanciare il TBS a livello internazionale dove si possono fare delle grandi cose per gli anni a venire.

Quale disciplina preferisci?

Credo che i miei migliori risultati in tutte le discipline mi pongano come atleta polivalente, ma come la maggior parte degli atleti, preferisco il Tiro Libero dove sento di potermi esprimere al meglio. Il Biathlon è dannatamente affascinante, ma sono consapevole di avere diversi atleti atleticamente molto più validi di me, anche se la strategia di gara a volte mi ha dato ragione.

I tuoi risultati in breve

Iniziamo da quello che non ho… un titolo italiano. Per il resto ho parecchi podi in tutte le discipline e qualche vittoria in campo internazionale, ma in gare ancora non ufficiali, spero ancora per poco… All’ultimo Campionato Italiano ho sfiorato la vittoria nelle due discipline individuali, nel Tiro Libero, quasi una beffa, per soli 15 punti (1,5 mm.  di precisione complessiva su dieci tiri rispetto al Campione Italiano…), invece nel Biathlon ho fatto una gara perfetta, battuto da quel grande atleta che è Alberto Rezzi per soli 4 secondi… Considerato che nel Tiro Libero anche l’anno scorso sono arrivato secondo per soli 20 punti, direi di avere un notevole credito nei confronti della buona sorte…

Quanto tempo ti alleni?

Solitamente mi alleno 3/4 volte alla settimana. Una seduta di un’ora e mezza di nuoto/apnea, finalizzata ad una preparazione aerobica utile a tutte le attività subacquee, un altro allenamento di circa un’ora di running o calcetto, un allenamento tecnico di tiro sub della durata di un’ora e mezza e quando possibile, un’uscita di pesca al mare o al lago. Pratico anche altre discipline agonistiche, la pesca in apnea, l’apnea ed il nuoto pinnato, ma in modo sporadico e con risultati non proprio esaltanti, ma che mi servono per mantenere con costanza la migliore tensione agonistica.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Credo che i tempi per vincere un titolo italiano siano ormai maturi, ma la concorrenza si è fatta davvero difficile da battere, per cui, oggettivamente, il mio unico obiettivo per i prossimi anni sarà quello di rimanere nel Club Azzurro anche senza vincere un titolo. Dall’anno prossimo si dovrebbe ricominciare a gareggiare per un titolo internazionale ufficiale e voglio essere presente a contendermi un titolo europeo o magari mondiale. Purtroppo la mia età non gioca a mio favore, ma sono in “buona” compagnia perchè i giovani purtroppo (questa è la nota dolente) ancora tardano ad affermarsi ai più alti livelli e tocca a noi “vecchietti terribili” mantenere alto il livello per preparare loro il terreno futuro delle vere soddisfazioni agonistiche.

Raccontaci un aneddoto o un momento particolare della tua carriera sportiva

Replico quanto già detto dall’amico Adriano Argentino, quel doppio spareggio del 2009 a Lignano che ci ha visti uscire tenendoci sportivamente per mano al termine del secondo spareggio consecutivo per secondo e terzo posto, ancora mi emoziona quando ci ripenso. Credo che la sintesi di questo sport si possa racchiudere in quel gesto di sportività che non deve mai lasciare il posto ad altri sentimenti negativi. Il nostro è uno sport minore tra i minori, ma con potenzialità esagerate. La mentalità migliore e più lungimirante non deve prescindere dal rispetto per l’avversario, qualsiasi siano i propri risultati. Siamo da soli col bersaglio e siamo gli unici artefici dei nostri risultati, nel bene e nel male. Chi fa meglio di noi è perchè è stato più bravo e per questo motivo va rispettato e gli va riconosciuto in modo manifesto. Solo così si può crescere realmente.

Cosa si potrebbe fare secondo te per diffondere e migliorare il tiro sub?

Stiamo attraversando un periodo davvero difficile per il TBS e questo lo si deve ad una serie di fattori. Il principale è la difficoltà di disporre di spazi acqua per allenarsi, in quanto i gestori degli impianti sono molto spesso restii ad affittare la piscina temendo danni alle persone o alla stessa piscina e quando lo fanno, pretendono cifre fuori dalla portata di chiunque. Io stesso mi alleno alle 6.30 del mattino, a piscina ancora chiusa al pubblico e mi considero fortunatissimo ad avere questa possibilità! Anche i circoli che dispongono degli spazi e che avrebbero l’autorizzazione dai gestori, spesso non favoriscono la pratica del nostro sport perchè siamo “ingombranti” e poco redditizi rispetto ad altre discipline, quando una convivenza programmata potrebbe creare un “circolo virtuoso” a beneficio di tutti gli associati che avrebbero la possibilità di sperimentare esperienze diverse e fidelizzarsi ad un club che non limita le loro esperienze alla pratica di una sola disciplina. Queste difficoltà, unite alla crisi economica che ha colpito un po’ tutti, ha contribuito ad allontanare diversi atleti. Nessuno o quasi pratica il Tiro Sub come unica attività sportiva, per cui, alle prime difficoltà importanti, chi non ha forti motivazioni preferisce andare a fare qualcosa di diverso, tra tutte, a pescare che rimane la prima passione sportiva di quasi tutti i “tirasubbi”. La più grave perdita è quella della Sicilia che è sempre stata un grande bacino di atleti, oltre ad essere una fucina di grandi Campioni, che ormai ha ridotto ai minimi termini la partecipazione dei soli atleti più rappresentativi, ma che sono costretti a costose e lunghe trasferte pur di partecipare alle gare selettive. Questo problema dovrà essere assolutamente vagliato e cercare delle soluzioni per riportare a questa regione i numeri che merita. Un’altra soluzione passa dalle nostre stesse mani ed è quella della condivisione degli spazi con atleti di altri circoli. Per quanto mi riguarda, diventa anche una necessità condividere spazi, fatiche e spese, per cui ho da sempre messo a disposizione gli spazi dove mi sono allenato a chiunque volesse provare o semplicemente allenarsi. Non dobbiamo essere egoisti e ragionare in termini di isolamento perchè ci ridurremo a fare le gare in pochissimi fino all’estinzione totale. Per fortuna ci sono anche altri circoli che nel limite della disponibilità di spazi acqua si rendono disponibili ad ospitare atleti di circoli diversi. A Brescia è anche nato un Centro Federale che ha tra i suoi tanti obiettivi anche quello di creare una palestra di allenamento e formazione per il Tiro Sub, a disposizione di tutti i circoli che ne faranno richiesta, ma ancora purtroppo non è operativo. Se questo venisse preso ad esempio anche da altre raltà territoriali, sicuramente si potrebbe fare molto di meglio e di più per la diffusione del Tiro Sub. In ultimo, ma non meno importante, visto che la parte più esaltante di questo sport sono le gare, è opportuno che queste vengano capillarizzate il più possibile nel territorio, dando la possibilità a tutti di divertirsi col Tiro Sub senza doversi sobbarcare trasferte da diverse centinaia di chilometri. Anche in questo caso, basta che un circolo trovi la disponibilità della piscina per mezza giornata ed una decina di persone volenterose. Il resto lo si organizza tutti insieme, dalla disponibilità delle sagome necessarie a tutto il “know how”. Abbiamo ormai sperimentato che una gara di Tiro Sub non rappresenta affatto un costo per una società, anzi, se organizzata nel periodo giusto, talvolta la numerosa partecipazione da parte degli atleti ha garantito anche una piccola ma importante riserva che il circolo ha potuto accantonare per le altre attività, quindi, non un costo, ma un’opportunità di fare del bene a questo sport, mettere in evidenza sul teritorio il nome del proprio circolo e creare un sano divertimento che nel Tiro Sub continua anche e soprattutto dopo la competizione con il mitico “terzo tempo” mutuato dal rugby, dove di mangia e si festeggia tutti insieme!

Cosa consigli a chi si vorrebbe approcciare a questo sport?

Chi fosse interessato deve chiedere assolutamente aiuto a chi già lo pratica. La cosa migliore è provare sotto la guida di un atleta esperto che metterà volentieri a disposizione la propria attrezzatura già settata ad hoc. Ormai, tra i vari forum di discussione e social network, siamo tutti facilmente raggiungibili. Nel nostro sport non esistono “trucchi” o segreti per bruciare le tappe. Il settaggio dei fucili viene reso pubblico a disposizione di tutti, così come l’appoggio degli atleti più esperti che non manca a beneficio di quanti intendono provare. E’ uno sport affascinante e per nulla scontato, dove l’unica vera gara te la giochi con te stesso…

eMAI L’intervista #3 – Roberto Singia

Nome e cognome, club attuale, eventuali sponsor, foto

Roberto Singia, Europa Sporting Club Brescia, Atleta Team Mares, (NdR: …ed eccolo superpremiato al centro della foto)2 di 6 podio TLM_234612987

Da quanto tempo gareggi?

Ho partecipato alla mia prima gara nel 1998. Da allora non ho mai mancato una stagione agonistica

Come mai hai iniziato, cosa ti ha attirato verso il tirosub?

Guardavo un mio compagno di club sparare ad una sagoma … era Tino De Luca, fresco campione italiano del 1997. Mi fece provare il suo fucile e la settimana seguente acquistai la mi aprima arma dedicata alla disciplina. Era un OMER Master Tell 106 che ancora conservo.

Quale disciplina preferisci?

Mi piacciono tutte e tre. Ma se devo scegliere, prediligo la staffetta perchè è la più difficile da conquistare come gara. Il gioco di squadra è fondamentale per la vittoria finale.

I tuoi risultati in breve

Dal 1998 ad oggi ho partecipato a 16 finali di prima categoria nelle diverse discipline.

Ho conquistato 18 podi nazionali:

10 Titoli Italiani ( 2 Tiro Libero – 1 Biathlon – 7 Staffetta )

6 Medaglie d’argento ( 2 Tiro Libero – 4 Staffetta )

2 medagli di Bronzo ( 1 Biathlon – 1 Staffetta )

Un primo ed un secondo posto nella categoria Legno (2012-2013)

Un secondo posto nella Coppa Italia di precisione (2005)

Due Coppa Italia per Club (2010-2012)

Con la Nazionale Italiana un secondo posto individuale nel Tiro di Precisione ed un terzo posto nella staffetta (Bari 2001)

Un Primo posto nella staffetta (Vignola 2008)

Un terzo posto individuale nel Tiro di Precisione ed un primo posto nella staffetta (Lione 2012)

Quanto tempo ti alleni?

Due sera alla settimana per 1 ora per allenare l’apnea, ma utilizzo il fucile solo una volta ogni 15 giorni. In prossimità dei campionati Italiani intensifico le sedute tecniche di tiro.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Mantenere la mia presenza nel Club Azzurro e partecipare ai prossimi eventi della Nazionale. Per far questo non serve dire che devi essere tra i 6 più costanti e forti d’Italia. Una bella sfida.

Raccontaci un aneddoto o un momento particolare della tua carriera sportiva

Ricordo tre episodi molto significativi che mi ritornano sovente alla mente.

Il primo fu nel 2001 quando con la nazionale a Bari ottenni un secondo posto individuale. Era la mia prima partecipazione con la maglia azzurra e le lascime mi riempirono la maschera prima ancora di terminare la prova.

Il secondo nel 2005 alla finale del Campionato Italiano che si teneva nella mia città, la mia squadra si autodenunciò per un’infrazione commessa durante la staffetta. Ultimo posto a punti zero. L’episodio fu notato dal PANATHLON INTERNATIONAL che ci insignì della medaglia Fair-Play per la categoria “Gesto Atletico” nel 2006. E’ la medaglia più bella che ho a casa … e sono arrivato ultimo!!!

Il terzo nel 2007 alla finale del campionato italiano. Venivo da due finali vinte, detenevo il record italiano ed avevo i favori del pronostico, mi sentivo molto sicuro di me. Il giorno della gara la tensione fu tale che ancora oggi non ricordo nulla della mia prima manche … scivolai inesorabilmente in basso nella classifica finale. Una bella lezione per capire che non si smette mai di imparare.

Cosa si potrebbe fare secondo te per diffondere e migliorare il tiro sub?

La federazione gioca un ruolo fondamentale. Spingere la promozione con un supporto economico da conferire ad i vari responsabili di zona lo reputo fondamentale per far crescere la disciplina.

L’attività aggiungo si sviluppa con rapidità quando 3-4 club “avversari” si alleano tra di loro e fanno squadra per allenarsi assieme. Questo avviene se si è nella stessa città e spesso i risultati sono sorprendenti.

Cosa consigli a chi si vorrebbe approcciare a questo sport?

Voglio ricordare un aneddoto. La prima gara a cui partecipai era effettivamente la seconda a cui fui invitato. La prima la scansai per chissà quale motivo… Ancora oggi mi pento di aver perso quella partecipazione.

Per chi cerca un ambiente sano, di amicizia e di sport qua c’è il mix giusto che in altri sport non ho mai riscontrato.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Chi vuole iniziare può provare il mio fucile quando vuole.

eMAI L’intervista #2 – Matteo Manzini

Ecco la seconda email-intervista: il super campione di tiro libero Matteo Manzini (a destra nella foto)

Nome e cognome, club attuale, eventuali sponsor, fotoprimi-classificati-delle-du

Manzini Matteo della società ASD Nuoto Sub Vignola, utilizzo fucili roller Alemanni Sub.

Da quanto tempo gareggi? 

Ho iniziato a gareggiare indicativamente nei primi anni 90.

Come mai hai iniziato, cosa ti ha attirato verso il TBS?

In quel periodo alcuni soci nel mio club praticavano il TBS e questo mi ha avvicinato alla disciplina.

Quale disciplina preferisci?

La disciplina che mi piace maggiormente è il tiro libero dove peraltro ho ottenuto i maggiori successi a livello Italiano…

I tuoi risultati in breve

…come il titolo di CI di staffetta nel 2004 e CI di tiro libero nel 2013.

Quanto tempo ti alleni?

Come allenamento pratico 2 sere alla settimana nuoto e 2 ore alla settimana vengono dedicate alle armi con prove.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

Per il 2014 mi sono prefissato alcuni obiettivi importanti che vanno dalla selezione per partecipare con il Club Azzurro alla manifestazione internazionale del 16 Ottobre fino a fare il record Italiano nel tiro libero, sfiorato per 10 punti l’anno scorso.

Raccontaci un aneddoto o un momento particolare della tua carriera sportiva

L’aneddoto che ricordo maggiormente è il CI di Catania  nel 2004 quando come società abbiamo partecipato alla staffetta solo in 2 e nonostante le difficoltà riscontrate siamo riusciti ad arrivare primi.

Cosa si potrebbe fare secondo te per diffondere e migliorare il TBS?

Il lavoro che stanno facendo alcuni atleti nel promuovere il TBS è un buon lavoro perchè ogni anno si vedono volti nuovi, quello che dispiace è che ogni anno si vedono anche dei ritiri ed occorre lavorare su questo aspetto.

Cosa consigli a chi si vorrebbe approcciare a questo sport?

Per chi vuole approdare  a questo sport consiglio di cercarsi spazi acqua per allenarsi con il fucile assiduamente.

eMAI L’intervista #1 – Adriano Argentino

A seguito di un’idea di Stefano, inauguriamo un ciclo di interviste via e-mail (“eMAI L’intervista”) dedicato alle persone che hanno segnato (si spera nel bene) il mondo del TBS… quale migliore “cavia” di un campionissimo come Adriano Argentino?

Nome e cognome, club attuale, eventuali sponsor, foto

Adriano Argentino, ASD Ocean Siracusa, atleta SEATEC.image001

Da quanto tempo gareggi? 

Ho iniziato nel 2004.

Come mai hai iniziato, cosa ti ha attirato verso il TBS?

Ho conosciuto il tirosub per puro caso,volevo iniziare un po’ di attivita’ in piscina con il club di amici pescatori,ed è stato li che ho visto i loro allenamenti con i fucili ed è nata subito la passione.

Quale disciplina preferisci?

Ho avuto fin da piccolo la mania delle armi e della mira e di conseguenza preferisco il tiro libero di precisione.

I tuoi risultati in breve

Ho partecipato al primo campionato Italiano a Catania nel 2004 arrivando quinto; nel 2005 a Brescia ho ottenuto un bel secondo posto; nel 2006 a Rieti sono arrivato quarto; nel 2007 il mio primo titolo Italiano a Comiso nel tiro libero; nel 2008 un terzo posto a Modena; e sempre nel 2008 la vittoria nel tiro libero e nella staffetta con la Nazionale nel primo trofeo internazionale a Vignola; nel 2009 ancora terzo a Lignano; nel 2010 quarto sempre a Lignano; nel 2011 il mio secondo titolo Italiano a Lignano; nel 2012 il terzo titolo italiano sempre a Lignano e sempre nel tiro libero, completato dalla triplice vittoria nel tiro libero, nel biathlon e nella staffetta con la nazionale nel trofeo internazionale. Ho anche ottenuto un paio di titoli Italiani nella staffetta con la mia squadra e una coppa Italia.

Quanto tempo ti alleni?

Mi alleno tre volte alla settimana,alternando tiro e nuoto e qualche pescata.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

I miei obiettivi sono rimanere sempre ai vertici nel tiro e far crescere i giovani del mio club invogliandoli al TBS.

Raccontaci un aneddoto o un momento particolare della tua carriera sportiva

Un bel ricordo è la vittoria del mio primo titolo,ma un episodio divertente da raccontare è stato il doppio spareggio per il secondo posto con Giuseppe Meduri, non volevamo uscire dalla vasca…..

Cosa si potrebbe fare secondo te per diffondere e migliorare il TBS?

Gli stage di promozione organizzati in giro per l’Italia hanno permesso una buona diffusione del TBS; se ne dovrebbero organizzare almeno due per regione ogni anno.

Cosa consigli a chi si vorrebbe approcciare a questo sport?

Per chi vuole iniziare col tiro al bersaglio,consiglio di affiancarsi a una società che ha una squadra agonistica di tiro e ascoltare i consigli dei più esperti per avere risultati in modo più veloce, e poi tanti ma tanti tiri…..

Vuoi aggiungere qualcosa?

Da aggiungere avrei il solo dispiacere di non poter disputare piu gare selettive per motivi geografici ossia di distanza fra noi Siciliani e il notevole circuito gare del nord Italia.